Servizio civile al Museo

Novembre 2017 ” Ben arrivate Miriam e Beatrice!

Ad ottobre 2017  è¨ ufficialmente iniziato un nuovo percorso di crescita per il Museo di San Salvaro. Attraverso il progetto “Nuove strade, antiche Vie” del Servizio Civile nazionale, Miriam e Beatrice sono arrivate al Monastero di San Salvaro portando tutto il loro carico di novità  ed entusiasmo. Si occuperanno di accoglienza, ma anche di promozione turistica ed eventi per i bambini. Ne vedremo delle belle. Intanto, leggete qui i loro primi commenti.
Miriam Avanzi, Villa Bartolomea

Eccomi qui, la nuova arrivata nella vostra comunità , pronta a dare supporto, aiuto e perché no, anche qualche sorriso. Mi chiamo Miriam ho 23 anni e vengo da un paesino in provincia di Verona. Sono attualmente iscritta all’Università di Pd e ho scelto di intraprendere questo percorso di Servizio civile ora che mi trovo agli sgoccioli e alla volta di scrivere la mia Tesi. Ho accettato il servizio civile come un dono per poter dare ma anche ricevere. Ritengo sia una giusta opportunità per mettersi in gioco, lavorare in gruppo che non sempre è facile e offrire ogni giorno spunti e idee nuove. Sono orgogliosa di essere entrata a far parte di un nuovo gruppo e di un nuovo paese carico di storia. Con l’augurio di saper mettere in luce, ciò  che questa esperienza all’interno del Museo sa dare a me e a voi, vi dico “Tanti Auguri di buone feste”..passate a trovarci cosi avremo l’opportunità di conoscerci!!

Beatrice Brocco, San Salvaro

Auguro un Buon Natale ricco di ricordi, emozioni, esperienze nuove e vissute, come è Stato per questa nuova esperienza appena cominciata al Servizio civile al Monastero di San Salvaro: imparare cose nuove, valorizzare sia il nostro territorio, sia i rapporti che si creano con le persone conosciute in questi nuovi contesti e coltivarli nel tempo, queste cose non hanno prezzo perché è un arricchimento continuo! Auguro tutto questo ad ognuno di voi! Buone feste!servizio civile

Rubrica  “Lo sapevi che” a cura dei volontari del Servizio civile

Ogni settimana le ragazze del Servizio civile cureranno per i nostri lettori una nuova rubrica per incuriosirvi con le storie, leggende e gli aneddoti di Urbana e San Salvaro. Siete pronti?? Comincia la lettura!

07 LUGLIO 2018 – LO SAPEVI CHE? La festa del Redentore la terza domenica di luglio, a cura di Beatrice Brocco

Qui a San Salvaro, come a Venezia, si celebra un’importante festività: la festa del Redentore e della famiglia. Questa ricorrenza, che avviene ogni anno nella terza domenica del mese di luglio, si celebra solennemente poiché la chiesa è intitolata a San Salvaro, che non è altro che lo storpiamento della parola “Salvatore” quindi il Redentore stesso. All’interno della chiesa infatti, è presente un grande affresco raffigurante il Cristo Pantocratore seduto con lo sguardo rivolto verso i fedeli, le mani benedicenti che tengono un libro. L’iconografia ci dice che l’affresco risale al ‘300 e recentemente è stato restaurato e riportato in tutto il suo splendore.
Tuttavia questa festività è stata introdotta nel nostro paese nel periodo di dominazione veneziana nel nostro territorio per ricordare la potenza della Repubblica Serenissima di Venezia. In più ricordiamo che i conti che acquistarono all’asta il complesso del monastero nel 1693, i conti Carminati,  provenivano proprio da Venezia, di conseguenza questo accentuò l’influenza religiosa che ebbero nel territorio. Da allora i residenti di San Salvaro festeggiano con gioia questa solennità con la Santa Messa della sera seguita dalla processione e cenando poi tutti insieme come in famiglia nel cortile del monastero assistendo successivamente allo spettacolo di fuochi d’artificio in onore del Redentore.

14 LUGLIO 2018 – LO SAPEVI CHE? L’importanza della canapa nel territorio, a cura di Beatrice Brocco

La canapa, nei secoli passati, era una delle piante più importanti e più coltivate in queste zone per via dei molteplici usi che se ne poteva fare di tutta la pianta quindi la fibra, i semi, la parte legnosa e i residui. La canapa serviva infatti per tantissime cosa: tessuti, indumenti, reti da pesca, la carta… in particolare veniva coltivata per un motivo specifico in un certo periodo; al momento della dominazione della Repubblica Serenissima di Venezia nelle nostre zone, della Scodosia e della Bassa Padovana, i veneziani videro questo come un terreno molto fertile per coltivare la canapa perché al tempo era terreno paludoso. Ma perchè i veneziani avevano interesse per la coltivazione di questa pianta e per la sua successiva lavorazione? Era prevalentemente utilizzata per le corde, le cime e le vele della flotta veneziana.
Allo stesso tempo gli abitanti della Bassa ne usufruivano per vestiti di tutti i giorni e anche da sposa o per la comunione come quelli che potete trovare al Monastero di San Salvaro, per l’olio nell’alimentazione e altro…
Col passare del tempo però la canapa è caduta in disuso per via della scoperta delle fibre sintetiche, la concorrenza del cotone e fibre naturali meno costose, l’introduzione della navigazione a vapore anziché a vela, ecc…
Si sente dire che oggi qualcuno ritenta questa via ricominciando a coltivarla sperando di ridar vita e importanza alla pianta della canapa, ai suoi benefici e ai tanti usi che se ne si può fare.

21 LUGLIO – LO SAPEVI CHE? Chi era l’Abate Giovanni? a cura di Beatrice Brocco

Il Monastero di San Salvaro non è sempre stato come lo si può vedere oggi, nei vari secoli ha subito delle modifiche alcune di poca importanza altre molto più evidenti, alcune più recenti, altre più antiche. Una delle modifiche più importanti è avvenuta nel 1579 quando viene innalzata la parete architettonica lungo il fiume Fratta dove venne realizzato l’ingresso con lo stemma Camaldolese nella chiave di volta della cornice del portone. Questa cornice cinquecentesca è davvero particolare per tre dettagli: il primo, appunto, è lo stemma dei monaci Camaldolesi, ovvero due colombe che bevono dal calice della vita, realizzato proprio perché in quel periodo poiché il monastero era sotto la loro conduzione. Il secondo è l’anno iscritto in numeri romani inciso in basso a sinistra alla base del portale, l’anno 1579 in cui avvenne la costruzione; il terzo elemento è invece l’iscrizione ‘D. IO.BA. EAB.’ che sta per ‘l’abate Giovanni Battista che ordinò i lavori’. Ancora oggi la si può osservare quando si entra al Museo delle Antiche Vie in quanto entrata principale del complesso e unico portale rimasto in seguito ad altre modifiche che potete scoprire al #monasterosansalvaro.

28 LUGLIO – LO SAPEVI CHE? Un itinerario tra le Antiche Chiese della Scodosia, a cura di Beatrice Brocco

Nel territorio della Scodosia esistono molte realtà, sottoforma di tappe storiche, artistiche e religiose che meritano di essere viste, osservate, visitate; che si sappia la loro storia, perché in fondo è anche la nostra.
In occasione del Giubileo del 2000 è stata realizzata una medaglia commemorativa per celebrare le “antiche chiese della Scodosia di Montagnana” ovvero Santa Maria dei Pra’ (la Ciesazza) di Ponso, Santa Maria dell’Anconese di Megliadino San Vitale e San Silvestro di Saletto. Proprio queste sono le tre chiesette che vedremo essere le più antiche e particolari di questo speciale itinerario descritto nel dépliant ‘La Ciesazza e la Scodosia’.
Come nostra prima tappa ci fermiamo alla Ciesazza di Ponso che possiamo ammirare oggi come un piccolo tempietto posto su un lieve rialzamento erboso che un tempo emergeva nella zona paludosa. Al suo interno si possono osservare molti dipinti rappresentanti santi e figure mariane, alcuni ben conservati altri meno. Tuttavia, la particolarità di questa chiesetta sta all’esterno: nelle mura perimetrali si vedono moltissime manomissioni della struttura, ovvero vari stili diversi di costruzioni e materiale che fanno riferimento a vari periodi storici/artistici.
Andiamo avanti, e arriviamo ora a Santa Maria dell’Anconese a sud di Megliadino San Vitale, o più comunemente detta chiesetta dell’Anconese. Una chiesa antichissima, che risale ai tempi dei Longobardi, i primi secoli, nei quali però vi era una lieve influenza di Ravenna. È stata dedicata inizialmente ad un’antichissima immagina della Madonna, la Madonna Greca. Questa ‘icona’ o ‘iconia’ o ‘ancona’ ha portato forse al nome che conosciamo noi oggi di Santa Maria dell’Anconese. Ha passato, inoltre, un periodo di abbandono e degrado nel tempo, che però finì qualche anno fa con i restauri e la fede dei parrocchiani. Oggi quindi funzionante, la chiesetta dell’Anconese ha subito varie modifiche anche strutturali, che noi oggi possiamo verificare grazie ai vari documenti ritrovati.
Giungiamo, infine, a Saletto nella località Dossi alla chiesa di San Silvestro. Inizialmente era un ospitale, diciamo un “ostello” dove pellegrini e bisognosi trovavano rifugio sicuro, successivamente, come visto nei documenti, è diventata la parrocchiale di Saletto come chiesa di San Silvestro. Come è stato per la chiesetta dell’Anconese, anche San Silvestro subì un lungo periodo di silenzio e abbandono, alleviato soltanto da pochi fedeli delle case vicine, finché la chiesa di San Lorenzo non prese il suo titolo. Nelle pareti esterne, anche qui, vediamo le varie manomissioni del tempo, ma la particolarità di questa piccola chiesetta all’interno sono gli affreschi di San Silvestro e delle cinque Madonne, raffigurati lateralmente all’abside, dai brillanti colori resi vivaci dai restauri fatti.